|
VOLGARITA'.
Volgarità, per me, è guardare, con mezzi "leciti" ed illeciti la vita dell'altro.
Soprattutto senza consenso. Essere guardoni, che non hanno piu' nulla
da vedere di se stessi, immiseriti dalla propria miseria. Al punto tale da
voler godere della miseria altrui. Per potersi avvalere di una superiorità
inesistente. Vivere di riflesso, usurpando l'altrui essere in toto.
Soprattutto se usando una lente di ingrandimento. Che rilevi, ingigantisca:
il limite altrui, la mancanza, l'inneficienza, le povertà, le dissonanze, le
incoerenze. L'umanità dell'altro. Così, per gusto cinico, sadico, basso.
Volgendo la stessa lente, verso se stesso, in modo da rimpicciolire il ritratto
veritiero del proprio essere! E si dovrebbe fare l'opposto! Per essere
coraggiosi, forti e non STUPIDI!
Volgarità: non è una gonna corta, un'espressione che nasca da un momento
di scoraggiamento, di vuoto. Non è una bestemmia che sia massima
preghiera: disperato urlo che chiede aiuto anche, e non solo, all'uomo
e ad un Dio, anche nell'uomo, che stia assente. Magari a bighellonare
con tutti gli dei del cielo , della terra e sottoterra. O con uomini che godono
del fare lotteria della vita del prossimo. Non è l'abito che fa il monaco.
La maggiore volgarità, per me, è l'anima volgare che riesce a volgarizzare
anche quella altrui. Per via diretta od indiretta, esplicita od implicita.
Che riesce ad alterare la semplicità innata della femminilità piu' pura.
Che è totalità dell'essere femminile. La snaturalizza mascolinizzandola
troppo o rendendola perenne femminuccia-bambolina da usare e riporre
a piacimento. Volgarità è non riconoscere il prezioso dell'altra persona,
per come è. E buttarla al vento. Come fosse un aquilone.
Non per parteciparne del volo, gustandone le acrobazie ed i colori che si
riflettono nel cielo. E accompagnando, compartecipi e complici, legati da un
invisibile filo di nailon, indistruttibile. Ma per il gusto di vederne la fatica, di
saggiarne e studiarne l'impegno, solitario, nell'affrontare le correnti
ascensionali e le subitanee ricadute (possibili: le correnti non sono statiche!
così la vita!). Magari nella speranza di vederne anche il precipitare...
o lo schiantarsi al suolo. La volgarità è rendere inaccessibile la verità
del proprio cuore all'altro. Chiunque sia l'altro. Comunque la pensi.
Di qualsiasi derivazione sociale, spirituale, razziale sia.Volgarità è bassezza
che si esprime in mania di grandezza, in esaltazione del proprio sè sino allo
sconfinamento della propria identità e verità. Allo scopo di apparire cio'
che non si è. Ed, ancor peggio, è sprofondamento nella grettezza di fare
il tutto possibile per rilevare ed accentuare: le miserie altrui. Gli altrui limiti.
Nascondendone sempre i pregi veri! Mistificandone il ritratto veritiero.
Cambiandone le vere tensioni, voglie, desideri d'essere per come si è
e nella vita che si vive, per come la si vive!
Allo scopo di un non scopo! Cioè il piacere di odiare se stessi, all'infinito,
riversando odio nei confronti di un altro "se stessi".
Che, come ognuno, è degno di vivere. E di vivere felice. Come gli pare!
Imparando la non volgarità del rispetto della libertà propria ed altrui.
Libertà che non deve ledere nessuno. E che deve, se necessario, essere
trasmessa, corretta ed insegnata: con dolce carezza della mente,
del corpo e dell'anima.
Volgarità è non lasciare all'altro la possibilità di Amare...cioè di
" fare l'Amore ognuno come gli và"!
Perchè in ogni modo si ami: si fa l'Amore!
Elisa.
|
Fiaba di tradizione popolare italiana. Nell'Italia del nord la trama è messa in relazione alla ambiguità della sessualità femminile nella tradizione occidentale (nella storia di Giovanna D'Arco e soprattutto nel libro di Giuditta) « Fantaghirò persona bella, mi tolse l'uso della favella, egli mi sembra una donzella, Fantaghirò persona bella. » ( fiaba popolare siciliana)
lunedì 18 febbraio 2013
Volgarità.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento